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La Fontana di Valguarnera

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Valguarnera Ragali, o meglio ciò che di esso rimane, si trova a circa 3 km da Partinico. Si può raggiungere percorrendo la vecchia S.S. 113. Usciti da Partinico in direzione di Alcamo si prosegue per 2 km fino al bivio per Valguarnera, dove ci si immette sulla S.P. 81 e, dopo poco più di 1 km si arriva sul sito.

La vita del Borgo ebbe inizio nel 1609 quando, acquisiti lo ius populandi e le giurisdizioni feudali, i coniugi Paruta-Saladino iniziarono a costruire le abitazioni e le infrastrutture necessarie per la gestione del nuovo abitato e dei loro feudi ed ottennero un seggio in Parlamento. Tali strutture vennero realizzate ai lati della piazza, probabilmente utilizzando o trasformando locali preesistenti che vennero adattati alle nuove funzioni.

Nel lato orientale fu collocata la fontana mentre il lato meridionale della piazza fu chiuso dalla chiesa di Maria SS del Rosario che restringeva il passaggio della strada che dirigeva verso Racali e Lazzalora. La chiesa, oggi, non è più esistente ma della sua conformazione esistono dei fotogrammi del film di Blasetti sulla spedizione dei Mille.

Sembra certo che la chiesa cominciò la sua lenta rovina nella seconda metà dell’Ottocento a seguito degli eventi legati all’annessione dell’isola. Ciò è provato dal fatto che, nel 1932, il crollo aveva raggiunto la sua fase terminale e che il suo declino aveva avuto inizio almeno cinquant’anni prima.

Il tessuto urbano del nuovo nucleo abitato venne organizzato attorno ad una maestosa piazza larga m 55 e lunga m 75 che non è più possibile apprezzare perché tutte le costruzioni adiacenti sono crollate. Rimane fortunatamente integra l’artistica fontana che faceva da sfondo alla piazza.

La fontana, realizzata al centro del lato orientale dell’antica piazza di Valguarnera, è stata restaurata nel 1987 con fondi comunali e costituisce una pregevolissima espressione artistica ed architettonica del Seicento siciliano.

La fontana di Valguarnera, che misura circa 12 m ed ha complessivamente quattordici cannelle e tre bocche che garantiscono un’abbondante emissione d’acqua, è costituita da due componenti strutturali: un fronte a parete e un’ampia vasca racchiusa da un muro realizzato in pietra locale.

Lo spazio antistante, enormemente ridotto, è costituito da un nuovo acciottolato (l’originale non esiste più), delimitato da basole opportunamente modellate per il deflusso dell’acqua. Accanto all’acciottolato emergono ancora alcune rocce, in parte, scavate, per permettere, in passato, l’accesso dei carri e degli animali.

Il fronte centrale è costituito da cinque blocchi, su tre dei quali sono presenti elementi ornamentali costituiti da protomi umane enfatizzate, lavorate a rilievo. Si tratta di forme decorative che cominciarono a arricchire le fontane a partire dal XVI secolo.

Dalle bocche delle due protomi laterali, assai simili a profili umani con capigliature fluenti e sguardo penetrante, fuoriescono due cannelle che favorivano l’attingimento del prezioso liquido, mentre le tre protomi del blocco centrale, due di dimensioni più contenute, ai lati, e una enorme, al centro, sono caratterizzate dalla macroscopica deformazione delle bocche richiesta dalla necessità di favorire l’emissione di una gran quantità d’acqua secondo un preciso disegno di uscita.

Esse erano inserite in un blocco che presenta due parti artisticamente distinte ma di grande effetto e raffinatezza: nella parte superiore figurano gli elementi classici che danno tono, stile, eleganza, equilibrio e perfezione formale al monumento, nella parte inferiore spiccano le tre protome umane che danno un effetto surreale, un po’ goffo, un po’ strano, ma certamente grottesco, bizzarro, buffo, curioso e mostruoso, che determina uno scenario magico, incantato, suggestivo, fantastico e capace di suscitare le sensazioni più svariate e controverse, in totale sintonia con l’ambiente tipicamente campestre in cui era inserita la fontana. Nella parte centrale, sopra il piano della vasca, è posta una grande lapide su cui sono incise la data di costruzione (1609) e la dedica.

DOM
PHILIPPO III REGNANTE
ALPHONS SALADIN ET DOM.
FRANCISCA PARUTA CO(niug)ES
BARONIA VALGUARNERA SEU RAGALI
AD POPULI COMODITATEM ETERNI FERRE
DECORE FONTE
REX 1609

A Dio, l’ottimo, il massimo
durante il regno di Filippo III (re di Spagna)
Alfonso Saladino e domina
Francisca Paruta con(iu)gi (signori)
della Baronia di Valguarnera o di Ragali
(vollero) offrire in eterno comodità al popolo
con questa splendida fonte

Il fronte centrale termina con un timpano sormontato da tre pinnacoli piramidali che sorreggono tre sfere in pietra.

Nella parte centrale del timpano è collocato uno stemma in pietra con incise le figure simboliche dei casati dei due fondatori: a sinistra una palma che è separata da una spessa linea dall’emisfero inferiore che contiene un moro col turbante, simbolo dei Saladino; a destra una pianta di ruta, che simboleggiava la fortuna e la prosperità, era l’emblema dei Paruta.

Ai lati del corpo centrale, si trovano dieci margherite, cinque per lato, realizzate in bassorilievo su blocchi di tufo, al centro delle quali vi è un foro con la cannella per la fuoruscita dell’acqua; solo quattro di esse sono originali, mentre le altre sono delle ricostruzioni, riconoscibili per la forma più geometrica e stilizzata.

La vasca è delimitata da un parapetto costituito da una serie di grossi blocchi di pietra tufacea (giarnedda).

I blocchi, che hanno una base leggermente allargata, si innalzano con un profilo sinuoso in cui i

rigonfiamenti e i vuoti sono sottolineati da cordoli orizzontali. Il parapetto culmina con un piano di appoggio che contorna tutta la vasca.

La sinuosità e la ricercatezza della modanatura, che completa il monumento, e la cura con cui l’autore ha voluto rifinire quest’ultimo dettaglio chiariscono che la fontana è una pregevole opera d’arte e non un semplice abbeveratoio destinato ad uso animale, come fi no ad oggi si era ritenuto.

Purtroppo il mancato decollo del borgo, il contesto rurale in cui la fontana è inserita e l’ignoranza del valore storico e monumentale dell’opera hanno finito col ritenerla un semplice abbeveratoio destinato ad uso animale.

L’impianto idrico, non più esistente, che alimentava le bocche di erogazione, era costituito dal canale addossato alla parte posteriore del muro di appoggio della fontana stessa che portava acqua al mulino.

La fontana ha cessato di funzionare negli anni cinquanta del secolo scorso non perché il sistema di approvvigionamento idrico, a cielo aperto, inquinava l’acqua, ma perché veniva ritenuta superflua l’erogazione dell’acqua che era più utile destinare ad usi privati, paradossalmente, considerati prevalenti su quelli pubblici.

Oggi, il contesto o l’ambiente che faceva da sfondo alla fontana non esiste più, la piazza è stata letteralmente cancellata ed i palazzi che costituivano lo scenario edilizio che sottolineavano gli stili e le forme dei primi anni del Seicento sono totalmente spariti.

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Quasi certamente il monumento venne progettato da Mariano Smiriglio.